saudade

A Beirut adesso inizia l’estate. A primera hora de la mañana le strade sanno del gas di scarico delle macchine, dell’acqua e detersivo che si butta sul marciapiede dopo aver lavato l’androne dei palazzi, di manoushi, di caffé, di fiori d’acacia, di shisha della notte prima, di cemento fresco delle betoniere sempre attive, di gas di scarico dei generatori, di basilico e menta dai vasi di terracotta all’ingresso dei negozi, di sudore degli operai siriani che dormono nei cantieri, di profumo caro, di dopobarba, di lacca al benzene per capelli cotonatissimi, di mare, di sigaretta, del lucido per scarpe degli sciuscià di otto anni, di erba, fiordarancio e gelsomini negli sterrati fra i palazzi abbandonati e ancora, soprattutto, di gas di scarico. Niente Beirut per me quest’estate, che saudade. Barcellona marcia allegra e ordinata verso le sorti magnifiche e progressive, la Sardegna immobile ti riserva schiaffi di natura incontaminata e bellezza e tu ti struggi per questa città deturpata e polverosa. Ya Beirut ya set al-dumia.

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