Ceci n’est pas un racconto mensile

La nonna di Silvia era nata in un paesino dell’Appennino in un anno imprecisato fra le due guerre. Aveva quattro fratelli maggiori ed era, e sarebbe rimasta, la più piccola e l’unica femmina. Alla fine della seconda guerra mondiale giunse a casa sua una famiglia di parenti, sfollata per sfuggire ai bombardamenti e ai rastrellamenti. C’era una fame che si tagliava con il coltello. Gli uomini o erano invalidi, o erano in guerra, o erano in montagna con i partigiani. I raccolti degli ultimi anni erano andati quasi perduti, quello del 43 perso del tutto. Si viveva di patate, castagne e latte di capra, ma veramente poco di tutto. Lei raccontava che la gente era così deperita che moriva di raffreddore.

La famiglia che arrivava dalla città era composta da una madre anziana e da due figlie giovani, una già vedova, e l’altra sposata e madre di due figli. Il marito era invalido, ma c’era. Quando questa ragazza si trovò di nuovo incinta, la famiglia decise che doveva abortire. L’operazione la lasciò debolissima e, nel giro di qualche mese, morì.

La nonna di Silvia diceva che, nei suoi ricordi, dal ‘42 al ‘45 era sempre inverno, c’era sempre buio e faceva sempre freddo. La prima estate che ricordava è quella del 46, quando anche lei si sposò. Si trasferì a Roma, ebbe tre bambini (maschi), lavorò dentro e fuori casa, e, finalmente in pensione, poté godersi le due nipotine femmine, Silvia e sua cugina.

Quando la cugina di Silvia, che era la maggiore, compì quindici anni, la nonna le invitò entrambe a casa, da sole:

– Bambine- disse: -Ho un regalo per voi, ma non è un regalo di compleanno.

Era un libretto postale, in cui aveva accumulato negli anni una somma non piccola: – è intestato a voi. Io continuerò a metterci dei risparmi, ma potete prendere i soldi quando volete, anche senza dirmi niente.

Aveva iniziato a risparmiare appena sposata, in caso suo marito fosse morto, in caso ci fosse stata un’altra guerra e fossero dovuti scappare, in caso fossero diventati di nuovo poverissimi, e magari avesse dovuto abortire (ma in ospedale, non in cucina!), o magari non avesse voluto abortire, e avesse voluto avere un figlio da povera e magari anche con un marito invalido, o se magari quel bambino fosse stato malato… Ma non era successo niente di tutto questo: c’era il lavoro, la mutua, la scuola pubblica, la pensione; qualche bomba sui treni di Natale, ma nessuna guerra; qualche sciopero, molti sacrifici, ma la fame mai più.

– Ma può sempre succedere. Cosa ne sappiamo noi? E se voi un giorno non sapete come fare, o dovete partire di punto in bianco, o volete un figlio, o non lo volete… Decidete voi! Con i soldi si è sempre più libere, e se vi chiedono conti rispondete: “Ho deciso io. Mi ha aiutato nonna.”

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(sì, è una storia vera)